Una sera di novembre, in un piccolo studio di Bologna, una decina di persone si sono trovate in cerchio, ginocchia toccate, voci che recitavano insieme una formula breve in arabo. Era un dhikr. Sono pratiche che esistono in Italia da decenni, anche se non hanno la visibilità di altre tradizioni meditative. Il sufismo, dimensione mistica dell’Islam, ha una storia spirituale di oltre mille anni e una presenza italiana piccola ma viva, che merita di essere descritta senza orientalismo né riduzione semplicistica.
Cos’è il sufismo, in essenza
Il sufismo è la dimensione mistica e contemplativa dell’Islam. Trae origine dai primi secoli dopo Maometto e si sviluppa in confraternite (turuq, plurale di tariqa) che trasmettono pratiche e insegnamenti spirituali da maestro a discepolo lungo catene di trasmissione (silsila) che risalgono spiritualmente ad Ali e al Profeta stesso.
La distinzione fondamentale dell’esperienza sufi è la centralità del cuore (qalb) come organo di conoscenza spirituale, e l’esperienza diretta della Realtà (Al-Haqq) come scopo del cammino. Il sufismo non è una dottrina filosofica, anche se ha generato letteratura filosofica raffinata. È prima di tutto una pratica.
Le confraternite presenti in Italia
Diverse tariqa hanno presenza in Italia, anche se di dimensioni ridotte. Le principali.
Naqshbandi
La confraternita Naqshbandi, di origine centroasiatica, è una delle più diffuse globalmente. In Italia ha gruppi in diverse città, con il dhikr silenzioso (fatto interiormente nel cuore) come pratica caratteristica. Gli incontri sono generalmente in arabo e turco, con introduzioni in italiano per i frequentatori.
Mevlevi (i “dervisci rotanti”)
La confraternita Mevlevi, fondata sulla tradizione di Jalal ad-Din Rumi (1207-1273), è famosa per la pratica del sema, la danza rotatoria che simboleggia il moto degli astri attorno al Reale. In Italia esistono cerchi Mevlevi ad orientamento divulgativo, attivi in alcune città del centro-nord, con eventi pubblici di sema in luoghi storici.
Tijani, Qadiri, Shadhili
Altre confraternite con presenza italiana minoritaria, spesso legate alle comunità immigrate marocchina, senegalese e algerina. La pratica del dhikr ad alta voce (jahri) è caratteristica di alcune di queste tariqa.
Il dhikr: il cuore della pratica
Il dhikr (ricordo, rimembranza) è la pratica centrale della meditazione sufi. Consiste nella ripetizione di formule sacre, in particolare i nomi divini, i versetti coranici, le formule di lode (tahlil, takbir, tahmid). Può essere silenzioso (qalbi, “del cuore”) o ad alta voce (jahri).
La ripetizione non è meccanica: è accompagnata dall’attenzione del cuore al significato, dalla regolazione del respiro, e dalla presenza interiore. Lo scopo è il superamento della dispersione mentale e l’orientamento dell’essere verso il Sacro.
Le sessioni di dhikr collettivo durano tipicamente da 30 minuti a oltre due ore. La struttura include letture coraniche, poesie spirituali (Rumi, Ibn Arabi, Hafez), ripetizioni di formule, momenti di silenzio.
Rumi e la poesia mistica
L’Italia ha un rapporto particolare con la poesia di Jalal ad-Din Rumi, le cui opere sono state ampiamente tradotte e diffuse. Il “Mathnawi” e il “Diwan-e Shams-e Tabrizi” sono opere fondamentali della letteratura mistica universale.
Per chi si avvicina al sufismo senza appartenenza confraternale, la lettura meditata di Rumi (preferibilmente in traduzioni curate, attente al contesto) è una porta accessibile. La poesia è strumento didattico fondamentale nella tradizione sufi: trasmette per immagini ciò che la prosa non può dire.

Ibn Arabi e la metafisica del Reale
Muhyi al-Din Ibn Arabi (1165-1240), nato in Andalusia, è il maestro spirituale più influente del sufismo speculativo. La sua opera “Fusus al-Hikam” (Le gemme della saggezza) e la monumentale “Futuhat al-Makkiyya” (Le rivelazioni meccane) hanno definito la metafisica della “wahdat al-wujud” (unità dell’Essere).
Per il lettore italiano interessato a questa dimensione, esistono buone traduzioni curate da arabisti accademici. Il rapporto con Ibn Arabi richiede maturità culturale e spirituale: non è una lettura che si “consuma”, è una via che si percorre.
Sufismo e Islam: la cornice necessaria
Una precisazione importante. Il sufismo è dimensione mistica dell’Islam. Le confraternite tradizionali si fondano sulla pratica islamica (cinque preghiere quotidiane, digiuno di Ramadan, professione di fede) come terreno della pratica spirituale. Esistono percorsi divulgativi che presentano il sufismo come “spiritualità universale” senza la cornice islamica; sono percorsi di valore introduttivo, ma il sufismo nella sua tradizione integrale è inseparabile dall’Islam.
Per chi non è musulmano, l’avvicinamento al sufismo richiede rispetto della cornice religiosa. Diverse comunità accolgono ospiti non musulmani, soprattutto a livello di studio e di partecipazione a eventi pubblici, mantenendo distinzione fra ciò che è aperto a tutti e ciò che è riservato ai discepoli formali della tariqa.
Glossario tecnico essenziale
Tariqa: confraternita sufi, “via” che il maestro insegna al discepolo. Silsila: catena di trasmissione che lega un maestro vivente alle generazioni precedenti, fino al Profeta. Qalb: “cuore” come organo di conoscenza spirituale, distinto dal cuore fisico. Wirdh: formula liturgica giornaliera affidata dal maestro al discepolo. Sema: “ascolto”, la pratica di musica e danza dei Mevlevi. Sheikh / Murshid: il maestro spirituale che ha autorità di guidare i discepoli. Murid: il discepolo. Baraka: grazia spirituale che si trasmette nella relazione maestro-discepolo. Fana: “estinzione” del sé separato nell’Essere divino, scopo del cammino. Baqa: “permanenza” dopo la fana, ritorno integrato alla vita ordinaria.
Come avvicinarsi in Italia oggi
Tre vie pratiche.
Lo studio personale
Letture di Rumi, Ibn Arabi, Al-Ghazali, Attar, Hafez. Letture critiche di studiosi italiani come Massignon, Corbin (in traduzione), Filippani-Ronconi, Bausani. Una bibliografia di base si costruisce con uno sforzo modesto.
La partecipazione a eventi pubblici
Conferenze, presentazioni, semah pubblici delle confraternite Mevlevi, programmi culturali di centri di studi orientali (Università di Roma La Sapienza, Università Ca’ Foscari di Venezia). Sono porte di ingresso al mondo sufi senza impegno confraternale.
Il contatto con una confraternita
Per chi sente attrazione profonda, il rapporto con una tariqa autentica richiede tempo, discernimento, e rispetto della tradizione. Le confraternite serie non cercano “convertiti rapidi”; accolgono persone che maturano lentamente la propria adesione.
Avvertenze pratiche
Il mondo della spiritualità sufi è purtroppo abitato anche da fenomeni semplificati o di marketing. Diversi gruppi che usano il termine “sufi” senza catena di trasmissione tradizionale offrono workshop di danza derviscia decontestualizzati o seminari emotivi senza profondità.
Indicatori di serietà: catena di trasmissione (silsila) verificabile, rispetto della cornice islamica nella confraternita tradizionale, sobrietà nel rapporto economico (il sufismo serio non vende seminari a prezzi alti), presenza di studio sistematico, non solo esperienze emotive.
Bibliografia di base in italiano
Per chi vuole costruire un primo percorso di lettura, ecco dieci titoli accessibili nelle librerie italiane. Jalal ad-Din Rumi, “Mathnawi” (edizione completa Bompiani in più volumi). Jalal ad-Din Rumi, “Mistici sufi” (a cura di Alessandro Bausani, Bompiani). Ibn Arabi, “Trattato sull’unità” (traduzione di Bausani, vari editori). Al-Ghazali, “L’incoerenza dei filosofi” e “La nicchia delle luci”. Attar di Nishapur, “Il verbo degli uccelli” (Mondadori). Hafez, “Il libro del coppiere” (UTET). Eric Geoffroy, “Iniziazione al sufismo” (Mediterranee). Pio Filippani-Ronconi, “Sufismo” (Newton Compton). Annemarie Schimmel, “Sufismo” (Queriniana). Henry Corbin, “L’immaginazione creatrice nel sufismo di Ibn Arabi” (Laterza). Per chi vuole approfondire la dimensione confraternale e antropologica, sono utili anche le pubblicazioni dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e dei centri di islamistica universitari.
Sema dei Mevlevi: cosa accade davvero
La danza derviscia rotatoria che si vede in Italia in alcuni eventi pubblici Mevlevi è una cerimonia altamente codificata. Il dervisco vortica antiorario sull’asse di sé stesso, con il braccio destro alzato verso l’alto (per ricevere la grazia divina) e il sinistro abbassato verso il basso (per trasmetterla al mondo). La rotazione simboleggia il moto degli astri attorno al Reale e l’estinzione dell’ego separato.
La cerimonia completa dura circa un’ora e si articola in quattro selam (saluti), preceduti da letture coraniche, poesia di Rumi e musica suonata con strumenti tradizionali (ney, kudum, tanbur). Per il pubblico italiano l’esperienza più autentica si vive in eventi annuali a Konya in Turchia, ma anche le rappresentazioni italiane curate da semazen formati nelle case-madri turche offrono un’immersione legittima nella tradizione.
Insegnanti e centri sufi attivi in Italia
Il panorama italiano del sufismo è meno strutturato di quello del buddhismo o di altre tradizioni orientali, ma alcuni riferimenti meritano conoscenza per chi cerca un primo contatto serio con la tradizione. La Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS), fondata negli anni Novanta e oggi attiva con sedi a Milano, Roma, Bologna, Torino e Firenze, è la principale realtà italiana che integra spiritualità sufi e prassi islamica ortodossa, con riferimento alla tariqa Ahmadiyya-Idrisiyya-Shadhiliyya. La COREIS organizza periodicamente conferenze, sessioni di dhikr aperte agli interessati, percorsi di formazione spirituale per chi sta valutando la conversione all’Islam con orientamento sufi.
Una seconda realtà è il Centro Naqshbandi di Roma, riferito alla tariqa Naqshbandi-Haqqani fondata dallo shaykh Nazim al-Haqqani (1922-2014) e oggi guidata dal figlio Mehmet Adil. La tradizione Naqshbandi è caratterizzata da un approccio rigoroso al cammino spirituale, con enfasi sul silenzio e sulla pratica del dhikr in cuore (dhikr khafi). Sessioni di dhikr settimanali sono aperte agli ospiti previa presentazione preliminare con i discepoli locali. La connessione internazionale con i centri Naqshbandi a Cipro e in Turchia rende possibile per i discepoli italiani partecipare a ritiri più strutturati.
Sul versante mevlevi (la tariqa fondata dai discepoli di Rumi), in Italia opera il Mevlana Cultural Center con riferimento a Konya in Turchia. Il centro organizza conferenze pubbliche, presentazioni della cerimonia del sema (a Roma, Milano, Firenze), corsi di lettura del Mathnawi di Rumi in lingua italiana. La pratica del sema richiede formazione specifica con maestri (semazen) certificati dalla casa-madre turca, e per gli italiani che vogliono approfondire questa via il percorso passa generalmente attraverso periodi residenziali a Konya o a Istanbul presso le tekye Mevlevi che hanno mantenuto attività dopo la chiusura formale degli ordini sufi sotto Ataturk nel 1925.
Per chi cerca un’esperienza più orientata allo studio accademico che alla pratica spirituale, alcune università italiane offrono percorsi di approfondimento. La Sapienza Università di Roma, l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, l’Università Ca’ Foscari di Venezia hanno cattedre di islamistica con docenti specializzati nel sufismo. Le pubblicazioni dei professori Mahmoud Salem Elsheikh, Renata Pepicelli, Carmela Crescenti rappresentano riferimenti accademici italiani di rilievo. Per il pubblico generale, il Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto e la Fondazione Giorgio Cini di Venezia organizzano periodicamente convegni sul sufismo accessibili anche a non specialisti.
Differenze culturali e contesto italiano del sufismo
L’incontro fra il sufismo e la cultura italiana ha caratteristiche particolari che meritano una riflessione. Il primo elemento è la storica vicinanza geografica e culturale fra Italia e mondo islamico mediterraneo. Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria hanno conosciuto presenza islamica strutturata fra il IX e l’XI secolo, e tracce di questa eredità sopravvivono nell’architettura, nella toponomastica, nella lingua, nelle pratiche agricole. Per molti italiani del sud il sufismo non è una tradizione completamente “altra”, ma riemerge come riscoperta di un sostrato culturale rimosso. Alcuni operatori del dialogo interreligioso, come l’Associazione Islamico-Cristiana di Palermo, lavorano attivamente su questo terreno.
Il secondo elemento è il rapporto con la tradizione mistica cristiana. Il sufismo presenta paralleli significativi con la mistica medievale italiana: Francesco d’Assisi e il suo “Cantico delle Creature” hanno risonanze profonde con la poesia mistica di Rumi e Hafez; le esperienze contemplative di Caterina da Siena, Teresa d’Avila (di origini mediterranee), Giovanni della Croce trovano echi nel cammino sufi delle stazioni e degli stati. Per molti italiani che hanno una formazione cattolica, l’avvicinamento al sufismo passa attraverso la riscoperta di questa propria tradizione mistica e dialoga con essa più che sostituirla. Diversi monasteri benedettini e francescani italiani hanno ospitato negli ultimi vent’anni dialoghi spirituali con esponenti sufi, sotto la guida del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
Il terzo elemento riguarda le difficoltà specifiche del contesto contemporaneo. Il sufismo, in quanto dimensione spirituale dell’Islam, è entrato in Italia in un periodo di crescente diffidenza politica verso l’Islam in generale. Per i discepoli italiani questo ha significato dover spesso giustificare la propria scelta sia ai propri ambienti di provenienza (frequentemente cattolici e culturalmente diffidenti verso l’Islam) sia ai propri compagni di percorso (a volte critici verso forme di sufismo “occidentalizzate”). Una pratica equilibrata richiede di costruire un percorso autentico senza cedere né alla sterilizzazione culturale (sufismo come “spiritualità generica”) né a forme di esotismo che cancellano la radice islamica della tradizione.
Un’ultima specificità riguarda la dimensione comunitaria. Il sufismo è tradizionalmente legato alla vita di confraternita, alla relazione personale con un maestro, all’appartenenza a una catena di trasmissione (silsila). Per molti italiani contemporanei, abituati a percorsi spirituali più individuali, l’inserimento in una struttura tradizionale richiede tempo e adattamento. La differenza fra “leggere libri sufi” e “essere discepoli sufi” è sostanziale, e i maestri tradizionali sottolineano che la lettura senza appartenenza comunitaria è un’esperienza incompleta. Per chi cerca un percorso autentico, il consiglio dei maestri italiani esperti è di partire da uno studio prolungato (almeno due-tre anni di lettura sistematica e partecipazione a conferenze) prima di valutare l’eventuale ingresso formale in una tariqa, evitando entrate impulsive che spesso si rivelano poco sostenibili nel tempo.
Domande frequenti
Posso praticare sufismo restando cristiano? Lo studio della letteratura sufi è accessibile a chiunque. La pratica formale all’interno di una tariqa tradizionale richiede generalmente l’adesione all’Islam.
Esistono libri italiani per cominciare? Sì. “Trattato sull’unità” di Ibn Arabi (varie edizioni), “Il libro dei consigli” di Rumi, opere di Eric Geoffroy in traduzione, lavori di Pio Filippani-Ronconi.
Le donne possono partecipare? Sì, in molte confraternite con piena dignità. Alcune confraternite mantengono separazioni di genere durante le sessioni; la presenza femminile nella spiritualità sufi è storicamente significativa, basti pensare a Rabi’a al-Adawiyya.
Esiste un dhikr da praticare a casa per chi non è in tariqa? La ripetizione di formule sacre è accessibile a chiunque, ma la pratica disciplinata e benedetta da una catena di trasmissione viene tradizionalmente conferita dal maestro al discepolo. Praticare formule sufi seriamente senza guida è considerato un percorso possibile ma incompleto.
Un’eredità viva
La meditazione sufi italiana del 2026 è un mondo piccolo, ricco, frequentato da praticanti seri e da curiosi superficiali. Per chi cerca una tradizione meditativa con profondità metafisica, etica integrata, e una storia di mille anni di trasmissione viva, il sufismo offre risorse uniche. Bisogna però avvicinarsi con la stessa pazienza che la tradizione raccomanda ai propri discepoli: una via si percorre passo dopo passo, e nessuna scorciatoia restituisce la qualità del cammino.
Continua nelle sezioni tradizioni spirituali, percorsi spirituali e esperienze mistiche.
Disclaimer: il contenuto è informativo e culturale. L’avvicinamento a tradizioni religiose richiede rispetto della cornice e accompagnamento adeguato; gli accenni a confraternite specifiche non costituiscono affiliazione né raccomandazione esclusiva.
