cemetery chrysanthemums candles autumn

Ognissanti e due novembre, usanze ancora vive e usanze sparite

Il primo novembre i cimiteri italiani restano relativamente tranquilli. Il giorno dopo, il due novembre, si riempiono all’improvviso di famiglie intere, di fiori freschi e di lunghe code all’ingresso. Molti continuano ancora oggi a chiamare entrambe le giornate genericamente il giorno dei morti, senza distinguere davvero fra le due ricorrenze, che nel calendario liturgico ufficiale hanno invece un significato preciso, autonomo e ben distinto l’uno dall’altro.

Questa confusione non è casuale: nasce dalla vicinanza delle due date nel calendario e da secoli di sovrapposizione fra pratica liturgica ufficiale e usanza popolare diffusa, che nel corso del tempo hanno finito per fondersi nella percezione comune della gente in un unico blocco di giorni dedicati genericamente alla memoria dei defunti di famiglia.

Questo articolo distingue le due ricorrenze, ne ricostruisce l’origine, e raccoglie le usanze popolari documentate da Nord a Sud, segnalando quali sono ancora vive oggi e quali sono scomparse nel corso dell’ultimo secolo.

Il quadro in sette punti

  • Ognissanti, il primo novembre, celebra tutti i santi, noti e non canonizzati singolarmente.
  • La commemorazione dei defunti, il due novembre, è dedicata specificamente alla preghiera per i morti.
  • Origine di Ognissanti: risale a pratiche liturgiche di epoca altomedievale, poi fissate al primo novembre.
  • Origine della commemorazione: si sviluppa attorno all’anno Mille, in ambito monastico benedettino.
  • Le usanze popolari si sono spesso concentrate sul due novembre più che sul primo.
  • Molte tradizioni regionali legate al cibo e ai doni ai bambini sono scomparse nel Novecento.
  • Alcune usanze, come le tavole imbandite per i defunti, sopravvivono in forma ridotta soprattutto al Sud.

Due feste distinte, spesso confuse

L’Ognissanti è una solennità liturgica che celebra collettivamente tutti i santi, compresi quelli non canonizzati individualmente dalla Chiesa, riconoscendo l’esistenza di una moltitudine di persone considerate sante di cui non si conserva memoria specifica. È una festa di carattere gioioso, non legata primariamente al lutto.

La commemorazione dei defunti, il giorno successivo, ha un carattere completamente diverso: è dedicata alla preghiera per le anime di tutti i fedeli defunti, secondo la dottrina cattolica del purgatorio, ed è la giornata su cui si concentra storicamente la visita alle tombe dei propri cari.

La sovrapposizione nella percezione comune nasce proprio dalla contiguità delle due date nel calendario e dal fatto che, essendo il primo novembre giorno festivo, molte famiglie ne approfittano per organizzare la visita al cimitero già in quella giornata, anticipando di fatto la pratica liturgicamente associata al giorno successivo.

Le origini di Ognissanti

Le prime attestazioni storiche di una festa liturgica dedicata collettivamente a tutti i santi risalgono già all’epoca patristica, con celebrazioni che in origine cadevano in periodi diversi dell’anno liturgico a seconda delle diverse Chiese locali. La data del primo novembre si consolida progressivamente in ambito occidentale nel corso dell’alto medioevo.

Diverse ricostruzioni storiche collegano questa data alla dedicazione di una cappella romana a tutti i santi in epoca altomedievale, e alla successiva estensione della festa all’intera Chiesa d’Occidente nei secoli successivi, un processo che si consolida definitivamente entro il nono secolo.

La motivazione teologica sottesa a questa festa collettiva riguarda proprio l’impossibilità pratica di dedicare una giornata specifica a ciascuna delle innumerevoli persone considerate sante dalla tradizione cristiana ma prive di un culto liturgico proprio riconosciuto. Ognissanti nasce quindi come soluzione a un problema calendariale concreto, prima ancora che come celebrazione teologicamente autonoma.

La scelta specifica del primo novembre, in un periodo dell’anno che in diverse culture europee precristiane era già associato al passaggio stagionale verso l’inverno e alla fine del ciclo agricolo, ha alimentato ipotesi di sovrapposizione con feste precedenti, ipotesi che restano dibattute fra gli storici e non sempre sorrette da documentazione solida.

Chi vuole affrontare seriamente questo tema dovrebbe distinguere con cura fra la constatazione di una vicinanza calendariale, che è un dato osservabile, e l’affermazione di una derivazione diretta di una festa dall’altra, che richiederebbe una catena documentaria continua raramente disponibile per periodi così antichi.

Le origini della commemorazione dei defunti

La commemorazione liturgica specifica dei defunti come giornata distinta si sviluppa più tardi rispetto a Ognissanti, e la sua diffusione più ampia è tradizionalmente associata all’iniziativa di ambienti monastici benedettini attorno all’anno Mille, in particolare a pratiche liturgiche specifiche diffuse a partire da alcune importanti abbazie dell’epoca, poi progressivamente adottate anche altrove.

La collocazione al due novembre, immediatamente dopo la festa di tutti i santi, risponde a una logica teologica precisa: dopo aver celebrato la gloria di chi ha già raggiunto la pienezza della fede, la Chiesa dedica una giornata specifica alla preghiera per chi, secondo la dottrina cattolica, si trova ancora in un percorso di purificazione.

Nel corso dei secoli questa pratica liturgica si diffonde progressivamente in tutta la Chiesa occidentale, accompagnata da un crescente insieme di usanze popolari che, in molte regioni, hanno finito per assumere un peso maggiore, nella percezione collettiva, della celebrazione liturgica stessa.

Va segnalato che il concilio di Trento, nel Cinquecento, riaffermò con forza la dottrina del purgatorio proprio in risposta alle contestazioni della Riforma protestante, dando ulteriore impulso teologico e pastorale alla pratica della preghiera per i defunti, che da quel momento si consolidò ancora più stabilmente nel calendario liturgico cattolico.

Le usanze ancora vive, regione per regione

Bancarella di fiorista con vasi di crisantemi colorati esposti all'aperto

In gran parte d’Italia la visita al cimitero, con la pulizia delle tombe e il rinnovo dei fiori, prevalentemente crisantemi, resta l’usanza più diffusa e trasversale, praticata indipendentemente dal grado di pratica religiosa delle famiglie coinvolte, diventando quasi un rito civile oltre che religioso.

In diverse regioni del Sud sopravvive, in forma più o meno ridotta, l’usanza di preparare dolci tipici legati specificamente a questa ricorrenza: le ossa dei morti, biscotti duri diffusi con varianti in più regioni, e altri dolci regionali che nella tradizione venivano preparati proprio in questi giorni per essere condivisi in famiglia o offerti ai bambini.

In Sicilia e in Sardegna, come approfondito altrove, sopravvive un’usanza specifica legata all’idea che i defunti stessi lascino doni ai bambini durante la notte fra l’uno e il due novembre, una tradizione che in alcune zone continua a competere, nella percezione delle famiglie più giovani, con l’importazione più recente di usanze legate ad altre festività di origine anglosassone diffuse nello stesso periodo.

In alcune valli alpine sopravvive inoltre l’usanza di accendere lumini alle finestre delle case durante la notte fra le due ricorrenze, un gesto che in origine aveva la funzione dichiarata di illuminare simbolicamente il cammino delle anime dei defunti in visita, e che oggi continua soprattutto come elemento decorativo condiviso dall’intera comunità del paese.

Le usanze scomparse nell’ultimo secolo

Vecchie fotografie di famiglia disposte su un tavolo accanto a una candela accesa

Diverse pratiche documentate dagli etnografi fra Otto e Novecento sono scomparse quasi ovunque, o sopravvivono solo come citazione consapevole in contesti di rievocazione culturale. Fra queste, l’usanza di lasciare un pasto imbandito durante la notte per le anime dei defunti che si riteneva tornassero a visitare la casa di famiglia.

Anche l’usanza di suonare le campane a lungo durante la notte fra il primo e il due novembre, diffusa in diverse zone rurali per accompagnare simbolicamente le anime dei defunti, è quasi scomparsa, complice anche una regolamentazione più stringente dell’inquinamento acustico nei centri abitati moderni.

Diverse pratiche divinatorie legate a questa data, come l’osservazione di segnali naturali per trarre pronostici sull’annata successiva, documentate in diverse raccolte di tradizioni popolari, sono oggi pressoché scomparse dalla pratica reale e sopravvivono solo nella letteratura etnografica che le ha registrate.

Le usanze a confronto, prima e oggi

Usanza Diffusione storica Stato attuale
Visita e cura delle tombe Diffusa in tutta Italia Ancora molto viva, quasi universale
Dolci tipici della ricorrenza Diffusa soprattutto al Sud e in alcune zone del Centro Viva ma ridotta, spesso solo in contesto familiare
Doni ai bambini dai defunti Diffusa in Sicilia, Sardegna e altre zone del Sud Viva in forma locale, in concorrenza con altre usanze
Pasto lasciato per i defunti in casa Diffusa in diverse aree rurali Quasi scomparsa, sopravvive come citazione
Campane suonate a lungo di notte Diffusa in aree rurali del Centro-Nord Scomparsa quasi ovunque
Pratiche divinatorie legate alla data Documentata in diverse raccolte etnografiche Scomparsa dalla pratica reale

Perché alcune usanze reggono e altre no

Le usanze sopravvissute condividono una caratteristica: si sono adattate a un contesto sociale profondamente cambiato senza perdere completamente il proprio nucleo di significato. La visita al cimitero funziona ancora perché risponde a un bisogno reale, quello di mantenere un legame concreto con la memoria dei propri cari, indipendentemente dal grado di osservanza religiosa.

Le usanze scomparse, al contrario, erano spesso legate a un contesto rurale e a una struttura familiare estesa che non esiste più nella stessa forma. Il pasto lasciato di notte per i defunti presupponeva una casa abitata stabilmente dalla stessa famiglia per generazioni, una condizione sempre meno comune nella società contemporanea, caratterizzata da mobilità abitativa molto più alta.

Anche il progressivo distacco dalla vita agricola ha eroso il terreno su cui poggiavano molte pratiche divinatorie legate al calendario, pensate per orientare decisioni concrete sulla semina o sul raccolto che oggi non hanno più lo stesso peso nella vita quotidiana della maggior parte delle famiglie italiane.

Il rito ambrosiano, una differenza spesso ignorata

Nella diocesi di Milano e in altre aree che seguono il rito ambrosiano, il calendario liturgico presenta alcune differenze rispetto al rito romano riguardo a queste due ricorrenze, con collocazioni e modalità celebrative che si discostano in parte da quelle più diffuse nel resto d’Italia.

Questa differenza, poco nota fuori dall’area di diffusione del rito ambrosiano, è un promemoria utile di come anche in un paese relativamente omogeneo dal punto di vista religioso come l’Italia esistano tradizioni liturgiche locali con una propria storia e una propria autonomia rispetto alla prassi più diffusa.

Come si vivono oggi queste giornate in famiglia

Per molte famiglie italiane, credenti e non, il ponte di inizio novembre resta un’occasione concreta per riunirsi, visitare insieme il cimitero e condividere un pasto, spesso con la preparazione dei dolci tradizionali quando la ricetta si è mantenuta viva nella memoria familiare.

Questo aspetto sociale e conviviale, distinto dal significato strettamente liturgico delle due ricorrenze, spiega in parte perché queste giornate abbiano mantenuto un peso nella vita degli italiani superiore a quello di molte altre festività religiose minori del calendario, ormai osservate solo da una minoranza praticante e in progressivo affievolimento anche presso le comunità più fedeli alla pratica religiosa tradizionale.

Domande frequenti

Ognissanti e il giorno dei morti sono la stessa festa?

No, sono due ricorrenze distinte con significati diversi: Ognissanti, il primo novembre, celebra tutti i santi; la commemorazione dei defunti, il due novembre, è dedicata alla preghiera per i fedeli defunti. La confusione nasce essenzialmente dalla vicinanza delle due date nel calendario liturgico.

Perché molte famiglie visitano il cimitero già il primo novembre?

Perché il primo novembre è giorno festivo in Italia, mentre il due novembre spesso non lo è, rendendo più comodo organizzare la visita al cimitero nel giorno in cui la maggior parte delle persone non lavora.

Quali dolci tradizionali si preparano ancora per questa ricorrenza?

In diverse regioni si preparano ancora le ossa dei morti e altri dolci regionali specifici, anche se la diffusione varia molto da zona a zona e la ricetta si è mantenuta soprattutto nelle famiglie con una tradizione culinaria domestica consolidata.

L’usanza dei doni ai bambini è di origine italiana o importata?

È una tradizione documentata autonomamente in diverse regioni del Sud Italia, con radici locali antiche, distinta da altre usanze di importazione più recente diffuse nello stesso periodo dell’anno, con cui oggi convive e talvolta si sovrappone nella percezione delle famiglie più giovani.

Perché alcune usanze legate a questa data sono scomparse più di altre?

Le usanze legate a un contesto sociale, familiare o agricolo che non esiste più tendono a scomparire, mentre quelle che rispondono a un bisogno stabile, come la cura della memoria dei defunti attraverso la visita alle tombe, si adattano e sopravvivono nel tempo.

Chi cammina fra le tombe di un cimitero italiano nei primi giorni di novembre, fra crisantemi e candele appena accese, partecipa senza saperlo a un intreccio di strati diversi, sedimentati nel corso di secoli: una festa liturgica antica dedicata alla gloria dei santi, una devozione ai defunti sviluppata mille anni fa in ambito monastico, e una lunga serie di usanze popolari regionali, diverse da zona a zona, che, sopravvissute o ormai scomparse del tutto, raccontano più di ogni testo teologico come una comunità concreta ha imparato, generazione dopo generazione, a convivere con la propria memoria collettiva e con il proprio lutto personale.

More From Author

Chiesa bianca affacciata su una scogliera con il mare aperto sullo sfondo

De finibus terrae, dove un itinerario antico finiva davvero