Il nove maggio la piazza davanti alla basilica di Bari si riempie prima dell’alba. Non è un giorno feriale qualunque: è l’anniversario di un arrivo avvenuto nel 1087, quando una nave carica di marinai baresi attraccò con un carico che avrebbe cambiato per sempre la storia della città. Da allora, ogni anno, quella data si celebra due volte: una dalla comunità cattolica, una dalla comunità ortodossa che vive la stessa cripta come luogo proprio.
Non capita spesso che due riti cristiani condividano lo stesso altare sotterraneo con calendari e liturgie distinte, senza che l’uno escluda l’altro. A Bari succede da decenni, ed è diventato un tratto identitario della basilica più di quanto lo sia l’architettura stessa, pure imponente.
Questo articolo ricostruisce come sono arrivate le reliquie, come è organizzata la cripta che le custodisce, in che modo convivono rito latino e rito ortodosso, e che cosa aspettarsi da una visita nei giorni ordinari e in quelli di festa.
Sette dati essenziali
- Anno della traslazione: 1087, dalla città di Myra, nell’attuale Turchia, verso Bari.
- Custodi del santuario: i frati domenicani, presenti dalla fine dell’Ottocento.
- Rito condiviso: latino e ortodosso celebrano nella stessa cripta, con altari distinti.
- Festa principale: il sette, l’otto e il nove maggio, con il corteo storico e la processione a mare.
- Seconda ricorrenza: il sei dicembre, giorno liturgico di san Nicola nel calendario romano.
- Accesso alla cripta: gratuito, con orari distinti da quelli della basilica superiore.
- Affluenza: molto alta nei giorni di festa di maggio, contenuta nel resto dell’anno.
Da Myra a Bari: una traslazione, non un furto qualunque
La figura venerata è Nicola di Myra, vescovo vissuto fra il terzo e il quarto secolo nell’attuale Turchia meridionale, diventato con il tempo uno dei santi più popolari della cristianità orientale e occidentale insieme. Le sue reliquie riposavano a Myra, meta di pellegrinaggio già in epoca bizantina.
Nel 1087, in un contesto di instabilità politica nella regione, un gruppo di marinai baresi organizzò una spedizione che portò le reliquie a Bari, dove giunsero il nove maggio di quell’anno. La tradizione locale racconta l’episodio come un salvataggio da un territorio a rischio, mentre altre fonti dell’epoca lo descrivono in termini più vicini a un trasferimento non concordato con il clero locale di Myra.
Al di là dell’interpretazione, il fatto storico della traslazione è documentato da cronache coeve, ed è da quell’evento che nasce la costruzione della basilica, voluta rapidamente per accogliere un culto che si affermò in pochi anni in tutta Europa.
La rapidità con cui il culto si diffuse ha una spiegazione che va oltre la devozione popolare. Bari, nell’undicesimo secolo, era uno snodo commerciale e politico fra il regno normanno appena consolidato nel Sud Italia e l’impero bizantino, e il possesso di reliquie tanto venerate rafforzava il prestigio della città in entrambe le direzioni, verso Roma e verso Costantinopoli.
La costruzione della basilica di San Nicola a Bari
I lavori della basilica di San Nicola a Bari iniziarono subito dopo l’arrivo delle reliquie, su un’area che in precedenza ospitava la sede del governatore bizantino della città. La scelta del luogo non fu casuale: sovrapporre il nuovo santuario al centro del potere precedente segnalava un passaggio di autorità simbolico oltre che religioso.
L’edificio che si vede oggi è uno degli esempi più compiuti di romanico pugliese, con una facciata a salienti, tre portali e una torre per lato che richiama modelli difensivi più che decorativi, coerenti con un’epoca in cui le grandi chiese costiere dovevano anche fungere da punto di riferimento e riparo.
L’interno, a tre navate, conserva un ciborio marmoreo di fine undicesimo secolo sopra l’altare maggiore e una cattedra episcopale scolpita, entrambi fra le testimonianze scultoree più importanti del romanico meridionale. Ma il cuore devozionale della basilica non sta nella navata superiore: sta sotto, nella cripta.
Il cantiere procedette per fasi successive lungo tutto il dodicesimo secolo, con contributi di maestranze diverse che spiegano alcune irregolarità stilistiche visibili a un occhio attento, soprattutto nella zona absidale. La consacrazione definitiva dell’altare della cripta avvenne nel 1089, alla presenza di papa Urbano II, un dettaglio che testimonia quanto rapidamente il nuovo santuario avesse acquisito un peso nella politica ecclesiastica dell’epoca.
La cripta: due altari, due riti, una sola tomba
La cripta occupa l’intera area sotto il presbiterio ed è retta da ventisei colonne, molte delle quali di reimpiego, provenienti da edifici più antichi. Al centro si trova la tomba con le reliquie, protetta da una grata, punto verso cui converge la devozione di entrambe le comunità che la frequentano.
La particolarità della cripta di San Nicola sta nella presenza di un altare per il rito latino e di un altare distinto per il rito ortodosso, entrambi rivolti verso la stessa tomba. Le due comunità celebrano secondo il proprio calendario liturgico, con proprie vesti, proprio canto e propria lingua, in una convivenza che si è consolidata nel tempo attraverso accordi pratici più che attraverso un documento unico.
Questa condivisione rende la basilica un caso quasi unico in Italia di luogo di culto realmente ecumenico nella pratica quotidiana, non soltanto nelle dichiarazioni di intenti. Delegazioni ortodosse, in particolare russe, greche e serbe, vi si recano regolarmente durante tutto l’anno, e non solo in occasione delle grandi feste.
Chi scende nella cripta nota subito un dettaglio che riassume bene questa convivenza: le icone di tradizione orientale sono esposte accanto a statue e dipinti di tradizione occidentale, senza una separazione netta degli spazi. Non è un compromesso estetico casuale, ma la conseguenza di decenni in cui entrambe le comunità hanno lasciato segni tangibili della propria presenza nello stesso ambiente.
Perché proprio qui è nata questa convivenza
La ragione storica sta nella natura stessa della figura di san Nicola, venerato con pari intensità sia nella tradizione cristiana d’Oriente sia in quella d’Occidente ancor prima della separazione formale fra le due Chiese. Bari, per la sua collocazione adriatica, ha sempre mantenuto contatti frequenti con il mondo greco e slavo.
Nel corso del Novecento questi legami si sono intensificati, in particolare con la Chiesa ortodossa russa, che ha costruito a Bari una propria chiesa e una casa di accoglienza per i pellegrini, segno di un rapporto stabile e non episodico con la città e la sua basilica.
I frati domenicani che custodiscono il santuario dalla fine dell’Ottocento hanno scelto di favorire questa presenza invece di limitarla, e la cripta è oggi amministrata secondo un principio di ospitalità reciproca che rende possibile la celebrazione regolare di entrambi i riti senza sovrapposizioni caotiche.
Un ruolo non secondario lo ha giocato anche il Concilio Vaticano II, che ha rilanciato l’attenzione della Chiesa cattolica verso il dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse. Bari, con la sua basilica già naturalmente predisposta a un culto condiviso, è diventata negli ultimi decenni un punto di riferimento simbolico per gli incontri fra le due tradizioni, ospitando visite di rappresentanti di alto livello di entrambe le comunità.
Rito latino e rito ortodosso nella stessa cripta
| Elemento | Rito latino | Rito ortodosso |
|---|---|---|
| Altare | Altare principale della cripta | Altare laterale dedicato |
| Calendario | Gregoriano, festa il 6 dicembre | Giuliano o gregoriano secondo la comunità |
| Lingua liturgica | Italiano, con parti in latino | Greco, slavo ecclesiastico o russo secondo il celebrante |
| Frequenza celebrazioni | Quotidiana | Periodica, più intensa in occasione delle feste |
| Custodia del santuario | Frati domenicani | Nessuna, celebrano per concessione |
Questa tabella semplifica una realtà più fluida nella pratica quotidiana, dove orari e turni si adattano ai gruppi in visita e alle delegazioni ufficiali. Chi vuole assistere a una celebrazione ortodossa dovrebbe informarsi presso l’ufficio informazioni della basilica, perché non è programmata con la stessa regolarità della messa latina.
Il calendario delle celebrazioni, e quando arriva la folla

Il momento di massima affluenza cade fra il sette e il nove maggio, con il culmine il giorno nove, anniversario della traslazione. La festa comprende un corteo storico in costume, una processione che porta il simulacro del santo fino al mare, e la sua traduzione via nave lungo la costa, in ricordo dell’arrivo del 1087.
In quei giorni la città intera si organizza attorno all’evento, con bancarelle, concerti e un afflusso di pellegrini e turisti che rende necessaria una pianificazione anticipata per l’alloggio, soprattutto nel centro storico vicino alla basilica. Chi arriva senza prenotazione con largo anticipo rischia di trovare tutto esaurito già a marzo, un dettaglio che sorprende sempre chi organizza la visita all’ultimo momento.
Una seconda data significativa è il sei dicembre, giorno liturgico di san Nicola nel calendario romano, celebrato con una partecipazione più raccolta rispetto a maggio, ma comunque superiore a quella di una domenica ordinaria. Nel resto dell’anno la basilica riceve un flusso costante di visitatori e pellegrini individuali, con punte nei fine settimana.
Organizzare la visita: orari, accesso, comportamento
L’ingresso alla basilica e alla cripta è gratuito, con orari di apertura che coprono la maggior parte della giornata, interrotti da una pausa a metà pomeriggio secondo la stagione. Durante le celebrazioni liturgiche l’accesso turistico si limita alle zone laterali, per non interferire con chi partecipa alla funzione.
Chi arriva per la prima volta dovrebbe prevedere una sosta più lunga di quanto sembri necessario guardando solo le dimensioni dell’edificio: la cripta merita tempo, sia per la densità delle colonne sia per la possibilità di trovarvi una celebrazione in corso, latina o ortodossa, che vale la pena osservare in silenzio dal fondo.
Come in ogni luogo di culto attivo, l’abbigliamento richiesto copre spalle e ginocchia, e la fotografia durante le funzioni liturgiche non è consentita. Fuori dagli orari di celebrazione le regole sono più permissive, ma resta un luogo di preghiera prima che un monumento, e il comportamento andrebbe calibrato di conseguenza.
Bari come tappa di un itinerario pugliese più ampio
La basilica si presta bene a essere inserita in un itinerario che tocchi altri santuari pugliesi, data la vicinanza relativa con il santuario garganico dedicato allo stesso arcangelo Michele e con altre mete devozionali della regione. Chi organizza un pellegrinaggio di più giorni trova a Bari una base logistica comoda, con collegamenti ferroviari verso il resto della Puglia.
Va tenuto presente che la basilica, pur trovandosi nel cuore della città vecchia, non è isolata come molti santuari di montagna o di campagna: il contesto urbano porta con sé rumore, traffico turistico e negozi di souvenir a pochi passi dal portale. Chi cerca un raccoglimento più prolungato lo trova più facilmente nella cripta durante le ore meno affollate della mattina.
Per chi arriva in treno, la stazione centrale di Bari dista una ventina di minuti a piedi dal centro storico dove sorge la basilica, oppure pochi minuti in autobus. Il quartiere circostante, noto come Bari Vecchia, merita di per sé una sosta più lunga, con vicoli stretti dove ancora oggi si stende la pasta fatta in casa davanti agli usci, un’immagine che convive senza attrito con il flusso costante di pellegrini diretti verso la basilica.
Domande frequenti
Si può assistere a una liturgia ortodossa nella cripta?
Sì, quando è programmata, ma non con orari fissi come la messa latina. Conviene informarsi presso la basilica o consultare il calendario delle visite di delegazioni ortodosse, più frequenti in prossimità delle grandi feste.
Le reliquie sono visibili?
La tomba è visibile attraverso una grata nella cripta, ma le reliquie stesse non sono esposte alla vista diretta dei visitatori. Un piccolo foro nella struttura permette, in alcune circostanze, di osservare il liquido che tradizionalmente si raccoglie dalla tomba, chiamato manna di san Nicola.
Quanto dura una visita completa alla basilica e alla cripta?
Fra i quaranta minuti e l’ora, comprendendo la navata superiore, la cripta e una sosta per osservare gli elementi scultorei principali. Nei giorni di festa i tempi si allungano per via della folla.
Qual è il periodo migliore per una visita tranquilla?
Le mattine feriali fuori dai mesi di maggio e dicembre, quando l’affluenza turistica è più bassa e la cripta resta silenziosa per gran parte della giornata.
È vero che san Nicola è venerato sia dai cattolici sia dagli ortodossi?
Sì, ed è proprio questa venerazione condivisa a spiegare la particolarità della basilica di Bari, che ospita fisicamente entrambe le tradizioni attorno alla stessa tomba, cosa rara fra i santuari cristiani.
Chi scende nella cripta un mattino feriale, con pochi visitatori intorno, trova spesso un frate che accende candele su un altare e, a pochi metri, un diacono ortodosso che prepara l’incenso per una funzione del pomeriggio. Nessuno dei due sembra considerare la presenza dell’altro una anomalia da gestire. È forse la testimonianza più semplice, e più concreta, di quello che la basilica custodisce davvero.
