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Sette chili sulle spalle per otto giorni d’autunno

Alla terza tappa lo zaino si pesa da solo. Non serve una bilancia: lo dicono le spalle verso il quindicesimo chilometro, quando la salita smette di essere un dettaglio del profilo altimetrico. Chi parte con nove chili se ne accorge lì, e a quel punto non può più fare nulla, se non spedire avanti la metà delle cose dalla prima località con un ufficio postale.

Otto giorni d’autunno sono un caso specifico e vale la pena trattarli come tale. Non è l’estate, in cui basta poco e si asciuga tutto in due ore; non è l’inverno, in cui si porta molto e si accetta. È la stagione in cui servono tre strati e in cui il vero problema non è il freddo, è la pioggia che arriva e non se ne va per due giorni.

Quella che segue è una lista completa con i pesi reali, voce per voce. I grammi indicati sono ordini di grandezza medi per attrezzatura di fascia normale: servono a fare i conti prima di partire, non a inseguire l’ultimo prodotto ultraleggero.

Il peso in sei numeri

  • Peso base consigliato: sette chili, cioè tutto quello che sta nello zaino senza acqua e senza cibo.
  • Peso in marcia: da otto a otto chili e mezzo con un litro d’acqua e uno spuntino.
  • Il riferimento classico: non più del dieci per cento del proprio peso corporeo, che vale per chi ha una struttura media e nessun problema articolare.
  • Volume dello zaino: da trentacinque a quaranta litri. Uno zaino più grande si riempie da solo, e non per magia.
  • Le tre voci più pesanti: lo zaino vuoto, lo strato caldo e il guscio impermeabile. Da lì si taglia, non dagli accessori.
  • La cosa che quasi tutti portano in eccesso: i vestiti. Due cambi bastano per otto giorni se si lava ogni sera.

La regola del dieci per cento, e quando non funziona

Il criterio più diffuso lega il peso dello zaino al peso di chi lo porta: non oltre un decimo. È una regola pratica, nata dall’esperienza escursionistica, e per la maggior parte delle persone in buona salute funziona come primo orientamento.

Ha però tre limiti. Non tiene conto della struttura, perché due persone dello stesso peso con muscolatura diversa non reggono lo stesso carico. Non considera il dislivello: sette chili in pianura e sette chili su una tappa con ottocento metri di salita sono due esperienze differenti, soprattutto in discesa, dove il carico si scarica sulle ginocchia.

Il terzo limite riguarda chi ha un peso corporeo basso. Per una persona di cinquanta chili il dieci per cento sono cinque chili, ed è un obiettivo difficile da raggiungere in autunno senza rinunciare a cose necessarie. In quel caso è più realistico ragionare in valore assoluto, tenendosi fra i sei e i sette chili di base e accettando un margine, oppure ricorrere al trasporto bagagli per le tappe più lunghe.

La verifica che dà l’informazione migliore non è la bilancia: è una camminata di prova di quindici chilometri con lo zaino carico come sarà davvero, fatta almeno due settimane prima della partenza. Quasi tutti tolgono qualcosa il giorno dopo quella prova.

Cosa portare nello zaino del cammino, voce per voce

Tre paia di calze di lana piegate e allineate su un piano di legno chiaro

La tabella indica i pesi medi in grammi per attrezzatura corrente. La colonna finale segnala che cosa è indispensabile e che cosa è una scelta.

Voce Quantità Peso indicativo Nota
Zaino da trentacinque o quaranta litri 1 1100 – 1400 g Indispensabile. Pesa più di quanto si creda
Guscio impermeabile con cappuccio 1 300 – 450 g Indispensabile in autunno
Strato caldo, piumino leggero o pile 1 300 – 400 g Indispensabile
Copri zaino o mantella integrale 1 250 – 400 g La mantella copre anche lo zaino
Maglie tecniche a manica corta 2 150 g ciascuna Si lavano la sera
Maglia tecnica a manica lunga 1 200 g Serve come secondo strato leggero
Pantaloni da cammino 1 indossato + 1 350 g quello di scorta Il secondo può diventare quello da sera
Calze specifiche 3 paia 70 g al paio La voce su cui non conviene risparmiare
Intimo 3 50 g ciascuno Materiale ad asciugatura rapida
Sacco lenzuolo 1 150 – 300 g Richiesto in molte foresterie
Calzature leggere per la sera 1 paio 200 – 300 g Sandali chiusi o scarpe da riposo
Asciugamano in microfibra 1 100 – 150 g Misura media, non grande
Necessario da bagno ridotto 1 250 g Formati piccoli, sapone solido
Kit di medicazione 1 200 g Vedi sezione dedicata
Berretto, scaldacollo, guanti leggeri 1 set 150 g In autunno pesano poco e servono presto
Torcia frontale 1 80 g Le giornate si accorciano
Documenti, credenziale, telefono, batteria esterna 1 set 300 g La batteria esterna piccola basta
Borraccia o sacca da un litro 1 100 g vuota Piena aggiunge un chilo
Bastoncini telescopici 1 paio 400 – 500 g Facoltativi, in mano quasi sempre

Sommando le voci indispensabili si resta poco sotto i sette chili, e questo lascia un margine ridotto per gli oggetti personali. È esattamente il punto: il margine è piccolo per costruzione, e ogni aggiunta va decisa togliendo qualcos’altro.

Lo zaino: volume, schienale e il modo in cui si carica

Trentacinque o quaranta litri sono la misura giusta per otto giorni con pernottamento in strutture. Un cinquanta litri non serve e produce un effetto noto: lo spazio disponibile viene occupato, e si parte con due chili in più senza aver deciso nulla.

Quello che conta più del volume è la lunghezza del dorso. Uno zaino con schienale non adatto alla propria statura scarica il peso sulle spalle invece che sui fianchi, e in otto giorni questo diventa un dolore continuo fra collo e trapezi. La regola pratica è che circa i due terzi del carico devono gravare sulla cintura ventrale, e se la cintura non arriva sulle creste iliache la taglia è sbagliata.

La disposizione interna segue tre criteri semplici. Le cose pesanti stanno in alto e vicino alla schiena, non in fondo. Il sacco lenzuolo e il ricambio da sera vanno sul fondo, perché si aprono solo all’arrivo. Il guscio impermeabile, l’acqua e il kit di medicazione stanno nelle tasche esterne o sotto il coperchio, perché servono senza fermarsi a smontare tutto sotto la pioggia. Fuori non si appende nulla: ogni oggetto agganciato all’esterno si bagna, ondeggia e si impiglia.

I tre strati, e perché in autunno si sbaglia il secondo

Il sistema è noto: uno strato a contatto con la pelle che allontana il sudore, uno strato intermedio che trattiene il calore, uno strato esterno che ferma acqua e vento. In autunno il primo e il terzo vengono di solito scelti bene, e il secondo quasi sempre male.

L’errore tipico è portare un solo strato intermedio molto caldo. Serve nelle soste e alla sera, ma è inutilizzabile in marcia: dopo dieci minuti di salita si suda, e quando ci si ferma si è bagnati sotto. Il risultato è che quello strato resta nello zaino per otto giorni tranne che nelle due ore di cena, cioè viene trasportato senza essere usato.

La configurazione che funziona è diversa: uno strato intermedio leggero, che si tiene addosso in marcia nelle ore fredde e si toglie in salita, più uno strato caldo comprimibile che esce solo alle soste e alla sera. Sono due capi invece di uno, pesano insieme quanto un solo capo pesante e coprono tutte le situazioni della giornata. Sul primo strato l’unica indicazione che conta è evitare il cotone: assorbe, non asciuga, e in ottobre una maglietta bagnata a una sosta ventosa raffredda in pochi minuti.

Le scarpe non si portano, si indossano

Le calzature non entrano nel conteggio dello zaino perché stanno ai piedi, ed è la ragione per cui vengono spesso sottovalutate. Sono invece la scelta che determina se gli otto giorni saranno faticosi o dolorosi.

In autunno servono suola con tassellatura marcata e buona tenuta sul bagnato. Il fondo cambia con la pioggia molto prima che cambi il paesaggio: una carrareccia argillosa dopo due giorni d’acqua diventa una superficie su cui si scivola anche in piano. Una scarpa da trekking bassa o media va bene per la maggior parte dei tracciati collinari.

La regola sulla novità è categorica: nessuna calzatura nuova. Le scarpe vanno usate per almeno un centinaio di chilometri prima della partenza, e nelle stesse condizioni previste, quindi anche sul bagnato e con lo zaino carico. Le vesciche del primo giorno derivano quasi sempre da questa scorciatoia. Sulle calze vale lo stesso principio: un paio adatto, senza cuciture nei punti di attrito, previene più problemi di qualsiasi cerotto.

Dormire in foresteria: il minimo che serve

Nelle strutture che accolgono chi cammina, dai conventi alle case parrocchiali agli ostelli, la biancheria da letto è di solito fornita oppure disponibile a richiesta, ma non sempre e non ovunque. Il sacco lenzuolo risolve il problema e in diverse case è espressamente richiesto: pesa poco e occupa quanto un maglione ripiegato.

Il sacco a pelo vero e proprio non serve per un itinerario di otto giorni con pernottamenti in strutture, e aggiunge da ottocento grammi a un chilo e mezzo. Ha senso solo per chi prevede tappe con accoglienza essenziale in ambienti non riscaldati, e in quel caso va verificato prima, struttura per struttura.

Tre oggetti piccoli fanno la differenza in camerata: tappi per le orecchie, una mascherina e una torcia frontale con luce rossa. Insieme pesano meno di cento grammi ed è grazie a loro che si dorme davvero, cosa che dopo tre tappe conta più di quasi tutto il resto. Le regole delle case, invece, cambiano parecchio da struttura a struttura e vanno chieste in anticipo tappa per tappa, non dedotte dall’esperienza di un altro cammino.

Acqua e cibo: il peso che si rifà ogni mattina

L’acqua è l’unica voce che si ricarica ogni giorno ed è quella su cui si commettono gli errori più costosi in termini di peso. Un litro pesa un chilo, e partire con due litri quando la tappa attraversa tre paesi significa portare un chilo inutile per venti chilometri.

Il criterio è studiare il profilo dei rifornimenti la sera prima, non la quantità in astratto. Su tappe con paesi e fontane frequenti basta un litro. Su tratti lunghi senza abitati servono due litri, e vanno caricati all’ultimo punto utile, non alla partenza. Sul cibo la logica è la stessa: una riserva leggera e non deperibile per la sera in cui si arriva tardi con i negozi chiusi, e il pranzo comprato la mattina.

Va detta anche una cosa sulle fontane. Non tutte quelle segnate sulle mappe sono potabili o attive, in particolare fuori stagione, quando alcune vengono chiuse per il rischio di gelo. Chi percorre tratti della Via Francigena o degli altri itinerari maggiori trova informazioni aggiornate nelle guide di tappa, ed è un controllo che vale la pena fare la sera prima.

Il kit di medicazione ridotto a quello che si usa davvero

Duecento grammi bastano, a condizione che dentro ci sia quello che serve per i due problemi reali di un cammino: la pelle dei piedi e le articolazioni.

  1. Cerotti specifici per vesciche in due misure, più nastro di carta o cerotto in rotolo per fissarli.
  2. Disinfettante in formato piccolo, garze sterili e un paio di forbicine.
  3. Crema o gel per attriti da applicare prima della partenza sui punti che si conoscono.
  4. Antinfiammatorio e antidolorifico abituali, nelle quantità per pochi giorni e con la propria prescrizione se serve.
  5. Fascia elastica per una caviglia o un ginocchio, che pesa poco e serve nel giorno peggiore.
  6. Farmaci personali per l’intero periodo, più un margine, e la lista dei principi attivi in caso di necessità lontano da casa.

Tutto quello che non rientra in queste sei voci resta a casa. Le confezioni intere di qualsiasi prodotto vanno ridotte: si portano le quantità per otto giorni, non la scatola.

Pioggia prolungata: come si tiene asciutto il contenuto

Camminatore con mantella impermeabile che copre anche lo zaino, su un sentiero bagnato
Erwin Verbruggen from Amsterdam, The Netherlands / CC BY-SA 2.0

La pioggia di autunno non è quella estiva: può durare due giorni interi, e in quelle condizioni nessun tessuto resta impermeabile per sempre. La strategia non è impedire all’acqua di entrare, è organizzare lo zaino perché quando entra non bagni ciò che deve restare asciutto.

Il sistema che regge è a doppia barriera. All’esterno una mantella integrale, che copre corpo e zaino insieme e ventila meglio della combinazione giacca più copri zaino, oppure guscio e copri zaino se si preferisce camminare più liberi. All’interno, tutto suddiviso in sacchetti impermeabili: uno per il ricambio da sera, uno per il sacco lenzuolo, uno per l’elettronica e i documenti. Pesano pochi grammi e sono la differenza fra una serata normale e una serata a mettere ad asciugare tutto.

Il ricambio asciutto è sacro. Un set completo, maglia intimo e calze, che non si tocca durante la giornata per nessun motivo, nemmeno se ci si bagna alla seconda ora. Serve all’arrivo, ed è quello che permette di riscaldarsi subito. Per le scarpe, la carta di giornale cambiata dopo un’ora assorbe più di qualsiasi calorifero, e il calore diretto va evitato perché deforma la tomaia e scolla la suola.

Le sei cose che si tolgono senza pentirsene

Sono le voci che compaiono in quasi tutti gli zaini troppo pesanti e che nessuno rimpiange dopo averle spedite a casa dalla terza tappa.

  1. Il terzo e il quarto cambio. Due bastano se si lava la sera. In autunno l’asciugatura è più lenta, e si risolve con un capo in più e non con quattro.
  2. Il sacco a pelo, quando tutte le tappe hanno pernottamento in struttura. Da solo vale più di un chilo.
  3. L’asciugamano grande. Uno in microfibra di misura media asciuga una persona intera e occupa un terzo dello spazio.
  4. Le guide cartacee complete. Servono le pagine delle tappe che si percorrono, non il volume. Il resto sta nel telefono.
  5. Le confezioni intere di cosmetici. Formati da viaggio e sapone solido, che serve anche per il bucato.
  6. Il secondo paio di scarpe da cammino. Non si usa mai. Le calzature leggere per la sera sono un’altra cosa e restano.

Chi ha dubbi su una voce può applicare un criterio semplice: se non è stata usata nelle prime tre tappe e non riguarda la sicurezza, non verrà usata nelle cinque successive. Gli uffici postali lungo i cammini italiani spediscono pacchi a casa, e il costo è largamente inferiore al prezzo che si paga portandosi quel peso fino in fondo.

Quando lo zaino va spedito avanti, e chi non dovrebbe portarlo

Su quasi tutti gli itinerari italiani principali esistono servizi di trasporto bagagli che spostano lo zaino da una tappa alla successiva. Ricorrervi non è una rinuncia: è una scelta che rende praticabile il cammino a molte persone che altrimenti resterebbero fuori.

Ha senso quando le tappe superano i venticinque chilometri con dislivello importante, quando si porta un carico oltre il proprio limite ragionevole e quando compare un problema fisico che rischia di far interrompere il percorso: in quest’ultimo caso è la soluzione che consente di continuare invece di fermarsi.

Sul piano della salute la questione va detta con chiarezza. Camminare venti o venticinque chilometri al giorno per otto giorni consecutivi con un carico sulla schiena è uno sforzo prolungato e non è adatto a tutti. Chi ha problemi alla colonna, ernie discali, protesi articolari recenti, tendinopatie in corso, patologie cardiovascolari o respiratorie, chi è in gravidanza o ha subito un intervento negli ultimi mesi deve parlarne con il proprio medico prima di programmare l’itinerario, e chiedere esplicitamente se il carico è compatibile.

Anche per chi non ha problemi vale una regola di prudenza: la preparazione va fatta prima, con uscite progressive nelle settimane precedenti, e va fatta con lo zaino carico. Presentarsi alla prima tappa senza aver mai camminato con quel peso è il modo più comune di trasformare un cammino praticato con continuità in otto giorni di gestione del dolore.

Domande frequenti

Sette chili sono davvero raggiungibili in autunno?

Sì, con attrezzatura normale e senza acquisti costosi, purché si accetti di avere due cambi e non quattro. Le voci che fanno la differenza sono lo zaino, il guscio e lo strato caldo: se sono scelte con criterio, il resto si sistema. Chi parte da attrezzatura molto pesante può restare vicino agli otto chili senza conseguenze rilevanti.

Servono i bastoncini?

Sono utili soprattutto in discesa, dove riducono in modo sensibile il carico sulle ginocchia, e sul bagnato, dove danno un punto di appoggio in più. Non sono indispensabili in pianura. Chi li porta li tiene in mano quasi sempre, quindi non gravano sullo zaino, ma vanno usati dal primo giorno e non solo quando comincia a fare male qualcosa.

Come si lava e si asciuga tutto in autunno?

Con sapone solido, subito all’arrivo e non dopo cena, strizzando bene dentro l’asciugamano prima di stendere. Le giornate corte e l’umidità rallentano l’asciugatura, quindi conviene avere un capo in più rispetto all’estate e appendere il bucato in un ambiente riscaldato quando la struttura lo consente.

Che cosa cambia rispetto a un cammino estivo?

Tre cose: lo strato caldo diventa necessario e non facoltativo, la gestione della pioggia passa da eventualità a scenario da preparare, e le ore di luce si riducono, il che obbliga a partire presto e a portare una torcia. Il peso complessivo cresce di circa un chilo rispetto alla stessa lista in luglio.

Si può fare lo stesso itinerario in meno giorni?

Si può, accorpando le tappe, e quasi sempre è una cattiva idea alla prima esperienza. Il carico si somma alla fatica e la soglia oltre la quale compaiono i problemi ai piedi e alle ginocchia si abbassa rapidamente. Chi ha poco tempo faccia meno chilometri e non giornate più lunghe: sono percorsi che si misurano sui giorni, non sul totale.

La lista si chiude bene quando ogni oggetto ha una ragione dichiarata e nessuno è lì per sicurezza generica. Si pesa lo zaino il giorno prima, si toglie quello che avanza sopra i sette chili e si parte sapendo che alla terza tappa non ci sarà nulla di cui pentirsi.

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