Il santuario della Verna sta a poco più di millecento metri, aggrappato a uno sperone di roccia sopra il Casentino. Assisi sta a poco più di quattrocento. Fra i due punti corrono meno di duecento chilometri, e chi legge soltanto queste tre cifre conclude che si tratta di una lunga discesa. È l’errore che fa arrivare al terzo giorno con le ginocchia finite.
Il percorso non scende: oscilla. Passa dal versante dell’Arno a quello del Tevere, poi nel bacino del Chiascio, e ogni volta che entra in una valle deve poi uscirne. La differenza di quota fra partenza e arrivo è di settecento metri in discesa; la somma delle salite, giornata per giornata, è parecchie volte tanto.
Quello che segue rilegge la divisione classica del tracciato da due lati che le guide sbrigano in fretta: quanto sale davvero ogni giornata e in quale finestra dell’anno quel dislivello è sostenibile.
Le cifre che contano prima di partire
- Lunghezza: intorno ai centonovanta chilometri fra il santuario della Verna e Assisi, con qualche chilometro di differenza secondo le varianti.
- Tappe: otto o nove, a seconda di come si divide il tratto fra Gubbio e Valfabbrica, il più lungo di tutti.
- Quote: si parte da poco più di millecento metri e si arriva poco sopra i quattrocento, ma il saliscendi non si ferma mai.
- Periodo: da fine aprile a metà giugno e da inizio settembre a metà ottobre. Fuori da lì il problema è la neve in alto, il caldo in valle o il fango.
- Difficoltà: escursionistica, senza tratti attrezzati. La fatica sta nella lunghezza di due tappe e nel fondo dopo la pioggia.
- Il vincolo vero: i posti letto nei paesi intermedi, pochi e da prenotare, non la difficoltà del sentiero.
Si scende di settecento metri e se ne salgono molti di più
Il dislivello che conta non è la differenza fra la quota di partenza e quella di arrivo. È la somma di tutte le salite, e su questo tracciato quella somma è alta perché il percorso attraversa in trasversale una serie di valli parallele invece di seguirne una sola.
La prima giornata regala l’illusione. Dal santuario si perde quota per quasi settecento metri fino al fondovalle del Tevere, e chi arriva a Pieve Santo Stefano pensa di aver capito il cammino. La discesa lunga è però la cosa che consuma di più ginocchia e quadricipiti, e il conto si presenta il giorno dopo.
Dalla seconda tappa in poi la logica cambia. Il tracciato risale a mezzacosta, scavalca dorsali basse ma continue e alterna sterrate forestali a strade bianche di crinale. Nessuna singola salita è impressionante: è la loro somma a decidere la giornata.
Una tappa si legge quindi guardando due numeri invece di uno. Venti chilometri con duecento metri di salita sono una passeggiata lunga; venti chilometri con settecento sono un’altra giornata.
Il cammino di Assisi da La Verna, tappa per tappa con le quote

Le quote qui sotto sono quelle dei centri abitati e si verificano su qualunque carta. I chilometraggi sono arrotondati e cambiano di uno o due chilometri fra le diverse guide e le diverse tracce: servono a dimensionare la giornata, non a pianificare al metro.
| Tappa | Percorso | Km circa | Da quota | A quota | Carattere |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | La Verna – Pieve Santo Stefano | 19 | 1128 | 431 | Discesa lunga nel bosco, dura sulle ginocchia |
| 2 | Pieve Santo Stefano – Sansepolcro | 19 | 431 | 330 | Collina e fondovalle, tratti su strada |
| 3 | Sansepolcro – Citerna | 13 | 330 | 480 | Corta, con salita finale al borgo |
| 4 | Citerna – Città di Castello | 18 | 480 | 288 | Discesa e piana del Tevere |
| 5 | Città di Castello – Pietralunga | 28 | 288 | 566 | La più lunga, salita progressiva e costante |
| 6 | Pietralunga – Gubbio | 26 | 566 | 522 | Saliscendi continui nei boschi, la più faticosa |
| 7 | Gubbio – Biscina | 14 | 522 | 600 | Breve, in salita, pochi servizi all’arrivo |
| 8 | Biscina – Valfabbrica | 13 | 600 | 290 | Discesa fra boschi e coltivi |
| 9 | Valfabbrica – Assisi | 14 | 290 | 424 | Saliscendi e rampa finale verso la città |
Molte guide uniscono la settima e l’ottava tappa in un’unica giornata da Gubbio a Valfabbrica: sono circa ventisette chilometri con dislivello, e diventa la terza giornata pesante della settimana. Chi sceglie di dividerla dorme in una zona con pochissime strutture, quindi la decisione si prende in fase di prenotazione e non lungo la strada.
Le due giornate che decidono la settimana
Quinta e sesta tappa, una dopo l’altra, sono la parte che fa abbandonare. Ventotto chilometri di salita progressiva verso Pietralunga, poi ventisei di saliscendi ininterrotto fino a Gubbio: due giornate lunghe consecutive, con centri abitati rari e nessuna scorciatoia comoda in mezzo.
Le soluzioni praticabili sono tre. Inserire una giornata di riposo a Città di Castello, il centro più attrezzato del percorso, e affrontarle con le gambe fresche. Spezzare la quinta appoggiandosi a una struttura intermedia, dove esiste: in quel tratto le case sono poche e la disponibilità va verificata prima, non sperata. Partire molto presto, perché qui l’ora di partenza conta più dell’allenamento.
Ne esiste una quarta, meno elegante e del tutto legittima: spostarsi in autobus per una delle due tratte e riprendere il giorno dopo. Nessuno tiene il conto, e arrivare ad Assisi con i tendini interi vale più di una tappa fatta per orgoglio.
Il periodo giusto è più stretto di quanto sembri
La finestra utile è doppia e corta: da fine aprile a metà giugno, e da inizio settembre a metà ottobre. Fuori da questi due archi ogni mese ha un problema suo, e i problemi non sono gli stessi lungo il percorso, perché la partenza sta a millecento metri e l’arrivo a quattrocento.
| Periodo | Alla Verna e in quota | In Valtiberina e verso Assisi | Giudizio |
|---|---|---|---|
| Dicembre – marzo | Neve e ghiaccio possibili, giornate corte | Fango sulle argille, nebbia in valle | Da evitare senza esperienza invernale |
| Aprile | Freddo, possibili residui di neve | Verde e piacevole, sentieri ancora molli | Buono dalla seconda metà |
| Maggio – metà giugno | La condizione migliore | Ottimo, con temporali pomeridiani | La finestra ideale |
| Luglio – agosto | Sopportabile grazie alla quota | Caldo pesante, poca ombra sui crinali | Duro sulle tappe lunghe |
| Settembre – metà ottobre | Ottimo, nebbie al mattino | Ottimo, ma le giornate si accorciano | La seconda finestra |
| Fine ottobre – novembre | Umido, freddo, buio presto | Fango diffuso, molte strutture chiuse | Solo per chi accorcia parecchio |
Due avvertenze legate alla quota. In aprile alla Verna può fare parecchi gradi in meno che a Sansepolcro, e serve un capo caldo anche quando in valle si cammina in maglietta. Fra settembre e ottobre il problema è la luce: alle sei di sera il bosco è già scuro, e una tappa da ventotto chilometri va iniziata prima delle sette.
Quando piove, cambia il fondo prima del meteo

La pioggia in sé non ferma nessuno. Quello che ferma è il fondo il giorno dopo. Buona parte del tratto umbro corre su terreni argillosi, e l’argilla bagnata non è soltanto scivolosa: si attacca alle suole, si accumula a strati e in mezz’ora una scarpa pesa il doppio. La velocità cala di un terzo, la fatica raddoppia e le storte diventano probabili.
I punti dove si sente di più sono le sterrate di collina fra Città di Castello e Pietralunga, alcuni tratti di crinale prima di Gubbio e le colline attorno a Valfabbrica. Nel bosco fitto il problema è minore, perché il fondo è di foglie e radici; sui campi e sulle carrarecce aperte è massimo.
Il secondo effetto riguarda i punti bassi. Non ci sono guadi impegnativi, ma diversi fossi e sottopassi di fondovalle si allagano per qualche ora dopo un temporale forte: non è pericoloso, è il motivo per cui una tappa si allunga di un’ora.
La regola pratica è semplice. Dopo ventiquattro ore di pioggia continua, il fondo pesa quanto il meteo del giorno: se la traccia prevede argilla aperta, si cambia percorso invece di cambiare orario.
Le alternative quando la tappa non si può fare
Rinunciare a una tappa non è un fallimento, è amministrazione. Le alternative reali su questo tracciato sono quattro, in ordine di preferenza.
- La variante su strada bianca o asfalto. Quasi ogni tappa ha un fondovalle parallelo percorribile a piedi. Si allunga, si perde in bellezza, ma si arriva. Va studiata la sera prima sulla carta, non improvvisata alle undici del mattino sotto l’acqua.
- Spezzare la giornata, fermandosi in un centro intermedio e spostando tutto il programma di ventiquattro ore. Funziona solo se le notti successive non sono già bloccate da prenotazioni non modificabili.
- Il trasferimento in autobus lungo la valle. Un servizio su gomma collega i centri principali dell’Alta Valle del Tevere, e Gubbio con Perugia e Assisi. Orari, fermate e giorni di servizio cambiano spesso e si verificano volta per volta, ma nei feriali una soluzione si trova quasi sempre.
- Il treno di fondovalle, dove è attivo. La linea che risale la valle del Tevere serve alcuni dei centri toccati dal percorso; il servizio ha conosciuto interruzioni e riaperture negli ultimi anni, quindi lo stato va verificato prima di contarci.
Il criterio per decidere è orario, non meteorologico. Fissate l’ora entro cui dovete trovarvi nel punto più alto della tappa: se a quell’ora non ci siete, si scende e si prende un’alternativa. Deciderlo la sera prima, a mente fredda, evita di deciderlo alle tre del pomeriggio quando si è stanchi e testardi. Vale ancora di più per chi cammina da solo, come raccontiamo nel pezzo sui cammini in solitudine.
L’ospitalità francescana funziona a condizioni sue
Lungo il percorso convivono tre tipi di accoglienza: le foresterie di conventi e monasteri, gli ostelli parrocchiali o comunali dedicati a chi cammina, e le strutture private nei paesi. Le prime hanno regole proprie, e conviene conoscerle prima di bussare.
Nelle case religiose il rapporto non è quello con un albergo. Si prenota con anticipo, si comunica l’ora di arrivo, si rispettano gli orari della casa e spesso si lascia un’offerta invece di pagare una tariffa. Alcune comunità accolgono solo chi arriva a piedi e chiedono la credenziale; altre sospendono l’accoglienza quando sono in ritiro.
Una cosa non si può fare: dedurre orari, condizioni e disponibilità. Cambiano da casa a casa e cambiano nel tempo. Si chiedono per telefono, qualche giorno prima e non la mattina stessa.
Il collo di bottiglia vero è la capienza dei paesi intermedi. La Verna e Assisi hanno posti letto in abbondanza; Citerna, Pietralunga e le località fra Gubbio e Valfabbrica ne hanno pochissimi, e nei fine settimana di maggio si esauriscono. Prenotare le notti centrali prima di comprare il biglietto del treno è l’ordine giusto delle operazioni.
I tempi di percorrenza onesti, calcolati sul dislivello
Il tempo indicato dalle guide è quello di chi cammina allenato, con zaino leggero e senza soste. Quello reale contiene le fotografie, la fontana, il paese attraversato e i dieci minuti persi a un bivio poco chiaro.
Il calcolo che uso è questo: i chilometri divisi per la velocità che consente il fondo, più i metri di salita divisi per quattrocento. Il risultato sono ore di cammino effettivo. Alla giornata si aggiungono poi dieci minuti di sosta per ogni ora camminata.
| Fondo | Velocità realistica | Dove si incontra |
|---|---|---|
| Asfalto e strada bianca larga | 5 km/h | Fondovalle del Tevere, uscite dai paesi |
| Sterrata forestale | 4,5 km/h | Gran parte del tratto fra Pietralunga e Gubbio |
| Sentiero nel bosco | 4 km/h | Discesa dalla Verna, dorsali umbre |
| Fondo smosso, argilla bagnata, pietraia | 3 km/h | Colline argillose dopo la pioggia |
Un esempio con la quinta tappa: ventotto chilometri in buona parte su sterrata, con circa settecento metri di salita complessiva. Ventotto diviso quattro e mezzo fa poco più di sei ore; settecento diviso quattrocento fa un’ora e tre quarti. Sono quasi otto ore di cammino, a cui si aggiunge un’ora e venti di soste. Poco più di nove ore dalla porta alla porta: se si parte alle sette si arriva prima di sera, se si parte alle nove no.
L’arrivo ad Assisi, e il chilometro che quasi tutti sbagliano
L’ultima tappa da Valfabbrica non è una passerella. Si perde e si riprende quota più volte, il tratto conclusivo è una rampa e il caldo del pomeriggio nella conca sotto la città si fa sentire. Quattordici chilometri in salita, dopo otto giorni, non sono un trasferimento.
L’errore ricorrente riguarda il posto letto. Molte strutture economiche non stanno nel centro storico di Assisi ma a Santa Maria degli Angeli, nella piana: quattro chilometri più in là e circa duecento metri più in basso. Prenotare lì senza rendersene conto significa aggiungere una discesa e una risalita alla giornata dell’arrivo e a quella successiva.
Si può gestire diversamente: dormire in piana la sera dell’arrivo e salire il giorno dopo con lo zaino leggero, oppure prevedere una notte in alto e una in basso. Meglio deciderlo prima, perché l’ultima giornata è quella in cui si ha meno voglia di improvvisare.
Chi dovrebbe accorciare, e come farlo bene
Il percorso intero chiede nove giorni di cammino più uno di riposo, e non tutti hanno dieci giorni o le gambe per usarli. Accorciare bene è meglio che finire male.
- Tre giorni: da Gubbio ad Assisi. È la parte più frequentata, con un arrivo che dà senso al resto, e i collegamenti alle due estremità funzionano.
- Due giorni: dalla Verna a Sansepolcro. Si attraversa l’Appennino, si scende in Valtiberina, e la partenza da un santuario in quota resta l’immagine più forte del percorso.
- Cinque giorni: da Sansepolcro ad Assisi, saltando in autobus la sesta tappa, la più lunga nei boschi.
- Nove giorni con tappe ridotte: spezzando la quinta e la sesta e rinunciando a una delle notti in quota.
Un cammino non è un ritiro con lo zaino: è attività fisica prolungata, ripetuta per giorni, senza giornate di scarico. Chi ha problemi cardiaci o respiratori, ipertensione non controllata, diabete, interventi recenti alle articolazioni, o è in gravidanza, ne parla con il proprio medico prima di partire e non dopo la seconda tappa. In molti di questi casi il percorso resta accessibile, ma con tappe più corte e un programma diverso da quello standard. Sul rapporto fra passo, fatica e attenzione abbiamo scritto a proposito del cammino come pratica.
Domande frequenti
Si può percorrere al contrario, da Assisi alla Verna?
Sì, e qualcuno lo fa. Due avvertenze: la segnaletica è pensata per chi va verso Assisi, quindi in senso inverso si trovano meno indicazioni utili e serve la traccia digitale; e il bilancio delle quote si ribalta, perché si finisce salendo a millecento metri invece di scendere. La tappa finale diventa la più dura di tutte.
Quanti giorni servono davvero?
Nove di cammino nella divisione più diffusa, dieci con una giornata di sosta. Chi ne ha otto può unire due tappe corte all’inizio; chi ne ha sette farebbe meglio a percorrere bene una metà invece di correre l’intero.
La segnaletica è affidabile?
Nei paesi e sulle strade sì, nei boschi a tratti. È curata da volontari e risente delle stagioni: rami cresciuti, adesivi sbiaditi, pali caduti dopo l’inverno. La traccia sul telefono, con una batteria di riserva, non è un accessorio ma parte dell’attrezzatura.
Serve la credenziale?
Non per camminare, sì per accedere a buona parte dell’accoglienza riservata a chi cammina e per ricevere l’attestato all’arrivo. Si richiede prima di partire alle associazioni che curano il percorso o alle strutture convenzionate. Chi ha già camminato verso Santiago riconoscerà il meccanismo, anche se qui la rete è molto più piccola: ne abbiamo parlato a proposito del cammino di Santiago.
Si può dormire alla Verna la sera prima della partenza?
Il santuario, che si trova nel comune di Chiusi della Verna, dispone di una foresteria, e nei dintorni ci sono altre strutture. Disponibilità, condizioni e periodi di apertura cambiano, e in alta stagione si esauriscono con largo anticipo: è una delle prime telefonate da fare, non l’ultima.
Il tratto dalla Verna ad Assisi non è difficile: è lungo in due punti, esposto al fango in altri due e stretto nella disponibilità di posti letto. Chi lo prepara guardando i metri di salita invece dei chilometri, e chi telefona prima invece di sperare, arriva sotto la basilica con le gambe ancora buone.
